Scenografia e interior design: l’immagine e la vita
- Irene Agostino
- 20 dic 2025
- Tempo di lettura: 1 min
Quando uno spazio smette di essere una posa e diventa casa

La scenografia è, per sua natura, un’immagine. È una messa in scena pensata per essere guardata: tutto è studiato, controllato, fermo in un istante preciso. La luce, gli oggetti, le proporzioni esistono per raccontare qualcosa a chi osserva, non a chi vive quello spazio.
L’interior design, invece, è un’altra cosa; non è uno spazio da ammirare, ma uno spazio da attraversare. Non è immobile, cambia continuamente: con le stagioni, con le persone, con i gesti quotidiani. Una casa vive di sedie che si spostano, di tavoli apparecchiati, di luci accese la sera, di coperte sul divano, di silenzi e di rumori. Di vita reale.
Spesso questa distinzione si perde, soprattutto oggi, dove l’immaginario dell’abitare è fortemente influenzato da immagini patinate, da Pinterest e dai social. Non c’è nulla di sbagliato nel cercare ispirazione, anch’io li uso come strumenti di riferimento. Il problema nasce quando si confonde l’ispirazione con il modello da replicare, quando si desidera una “casa da immagine” senza chiedersi se quella casa possa davvero funzionare nella quotidianità di chi la abita.
Una casa progettata come una scenografia può essere bellissima, ma rischia di restare una posa. Un interno progettato come spazio di vita, invece, deve accogliere il cambiamento, l’imperfezione, l’evoluzione naturale di chi lo vive. Deve funzionare oggi, domani e tra dieci anni, senza costringere chi lo abita ad adattarsi a un’immagine esterna.
È da questa consapevolezza che nasce il mio modo di progettare: non partendo da un’immagine ideale, ma da una vita reale. Perché una casa non è qualcosa da guardare, ma un luogo in cui tornare ogni giorno.

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